
Narciso: figlio del dio fluviale Cefisio e della ninfa Liriope. Il suo mito è narrato secondo differenti versioni.
Sicuramente la più famosa è quella narrata da Ovidio nelle Metamorfosi: il poeta dice di lui che è un giovane d' incomparabile bellezza, desiderato da giovani e da fanciulle. Ma lui, incurante di tutti, indifferente alla passione amorosa, si dedica esclusivamente alla caccia trascorrendo le sue giornate in totale solitudine.
Di lui si innamora Eco, una ninfa condannata da Giunone a ripetere le ultime parole udite.
Narciso respinge il suo Amore: rifugiatasi nel bosco, Eco si consuma per amore fino a che di lei resta solo la voce.
Quando un'altra ninfa si innamora del giovane e viene immancabilmente respinta come tutti gli altri pretendenti, questa chiede al Cielo di punire Narciso: il suo desiderio viene esaudito da Nemesi, la dea della Vendetta; un giorno il giovane, stanco per aver cacciato a lungo, si ferma presso una sorgente e, mentre si rinfresca, scopre la propria immagine riflessa nell'acqua: se ne innamora perdutamente.
Rendendosi conto che mai potrà dare il suo amore a quell'immagine, si lascia morire portando così a compimento la vendetta richiesta.
Il suo corpo scompare ed al suo posto nasce un fiore che avrà il suo nome.
Altri narrano che un giorno, chinatosi troppo vicino alla sua immagine riflessa in uno stagno, quasi a baciarla, vi cadde dentro ed affogò: gli Dei, per compassione, lo mutarono nel fiore che porta il suo nome.
Secondo una terza versione, gli Dei lo indussero al suicidio e il fiore nacque dal suo sangue.
********
Spesso Narciso viene raffigurato,pittoricamente, tutto solo mentre si specchia in una fonte ; vicino a lui sempre il fiore che reca il suo nome.
Nella sua opera ad esempio, il Caravaggio lo raffigura da solo; secondo me, il sommo artista,sa rendere perfettamente il momento dell'innamoramento : infatti il giovane sembra estasiato di fronte alla sua immagine e pare non possa proprio separarse più: lui e l'immagine formano un tutt'uno, quasi in un abbraccio... tutt'intorno è oscurità, quasi a voler significare che per Narciso oramai non esiste altro che la sua effigie.
Nella sua opera ad esempio, il Caravaggio lo raffigura da solo; secondo me, il sommo artista,sa rendere perfettamente il momento dell'innamoramento : infatti il giovane sembra estasiato di fronte alla sua immagine e pare non possa proprio separarse più: lui e l'immagine formano un tutt'uno, quasi in un abbraccio... tutt'intorno è oscurità, quasi a voler significare che per Narciso oramai non esiste altro che la sua effigie.

Nell'opera di Poussin c'è da notare la fiaccola che il puttino ha in mano: questa vuol simboleggiare la morte di Narciso: infatti con le fiaccole si illuminavano i cortei funerari e poi si usavano per accendere la pira funebre.
Infine, i fiori accanto al giovane ormai esanime, alludono alla metamorfosi di Narciso.
***
Dunque il fiore diventa simbolo di egoismo e di amore per se stessi.
Il significato funerario gli deriva anche dal fatto che lo si credeva un fiore infernale: infatti, Omero, nell'Inno a Demetra ne parla e dice che il fiore fu da Giove creato dalla terra per "compiacere il dio che molti uomini accoglie" cioè Plutone o Ade, dio degli Inferi.
Inoltre in greco, narkissos ha la radice del verbo narkào che significa "intorpidisco, irrigidisco" e quindi dà il senso della morte.
Il significato funerario gli deriva anche dal fatto che lo si credeva un fiore infernale: infatti, Omero, nell'Inno a Demetra ne parla e dice che il fiore fu da Giove creato dalla terra per "compiacere il dio che molti uomini accoglie" cioè Plutone o Ade, dio degli Inferi.
Inoltre in greco, narkissos ha la radice del verbo narkào che significa "intorpidisco, irrigidisco" e quindi dà il senso della morte.

Nell'iconografia cristiana nelle rappresentazioni dell'Annunciazione o del Paradiso, il fiore assume il significato del Divino Amore e della vita eterna che trionfano sulla morte, sull'egoismo e sul peccato; un esempio del Divino Amore ce lo fornisce anche il "Noli me tangere" del Beato Angelico.
******
Ancora il fiore lo si trova nelle iconografie di Cesare Ripa quando per rappresentare la Stupidità, ci mostra una donna che accarezza una capra, tenendo dei narcisi in mano e ha una corona di questi stessi fiori in testa: il Ripa dice, proprio sempre considerando la radice greca narke:"il narciso è fiore
che aggrava e balordisce la testa".
Lo stesso Ripa raffigura L'Amore di se stesso con una donna che sul capo ha una corona di vescicaria, in mano un narciso e ai piedi un pavone.